Aglio bianco Polesano Concorrenza sleale dei prodotti esteri
Si presenta difficile l'annata per la raccolta 2009 dell'Aglio bianco Polesano. Concorrenza sleale del prodotto straniero e prezzi in picchiata mettono in difficoltà la coltura più tradizionale del Polesine. I problemi arrivano dai prodotti di importazione esteri e dalla concorrenza sleale
Alla vigilia della raccolta 2009, per l'Aglio bianco Polesano, nonostante sia imminente il traguardo della Dop (Denominazione d'origine protetta dall'Unione europea), l'annata si presenta già difficile. Concorrenza sleale del prodotto straniero e prezzi in picchiata mettono in difficoltà la coltura più tradizionale del Polesine.«A giudicare dalla partenza del mercato del prodotto fresco (cinese e francese) i prezzi saranno fortemente penalizzati dalle importazioni - spiega Claudio Salvan, presidente della coop agricola di produttori "Il Polesine" - ma anche da un generalizzato calo dei consumi. L'aglio fresco lavorato "primaticcio" che per larghissima parte viene commercializzato attraverso il mercato di Lusia, sta registrando una media dei prezzi di 50 centesimi al chilo, inferiore all'anno scorso (minimo un euro al chilo, massimo un euro e 60). Il prodotto in mazzo in campagna è venduto a 0,35-0,50 euro al chilo: il 20% in meno del costo di produzione».
«Coldiretti non è contraria all'importazione di prodotti esteri - commenta il presidente dell'Associazione Polesana, Valentino Bosco - a patto che venga mantenuta un'assoluta trasparenza sul mercato, evitando di spacciare per nostrano, prodotto estero che non risponde neanche alla qualità dichiarata».
«Come organizzazione - aggiunge il direttore di Coldiretti Rovigo, Adriano Toffoli - siamo pronti a difendere il nostro aglio bianco da ogni tentativo di confonderlo con aglio di incerta provenienza, che non ha neanche lontanamente le qualità del nostro, e ricorreremo eventualmente al Garante della concorrenza e del mercato, contro la pubblicità ingannevole che sia perpetrata in danno dei consumatori e dei nostri produttori polesani».
Intanto, sul fronte dei produttori dell'area Dop, si avanzano proposte per superare il difficile momento: «La coltivazione e l'ottenimento di un prodotto valido - spiega Claudio Salvan - necessitano di una forte professionalità, di scelte varietali, di tecniche di produzione moderne, di capacità di gestire l'offerta del prodotto. L'individualismo - aggiunge - è ora di lasciarlo da parte, per far prevalere quello spirito di aggregazione, sotto varie forme, che permetterebbe di essere interlocutori con il mercato e non di subirlo passivamente. Come presidente di una cooperativa so quanto sia difficile mantenere unite le persone, ma solo in questo modo si riuscirà ad avere una massa critica di prodotto capace di interessare il mercato».
Fonte: Agi

