Ricotta terzo formaggio più venduto Business da 251 milioni di euro
Continua a crescere il mercato della ricotta. Nel 2008 vendute oltre 44.800 tonnellate: un business da oltre 251 milioni di euro, in crescita già da diversi anni, tanto che oggi la ricotta è il terzo formaggio fresco più venduto in Italia
Nel 2008 nella borsa della spesa degli italiani sono entrate oltre 44.800 tonnellate di ricotta. Il mercato, sottolinea Assolatte, vale oltre 251 milioni di euro ed è in crescita da diversi anni, tanto che ormai la ricotta rappresenta il terzo formaggio fresco più venduto in Italia, dietro mozzarella e crescenza. I consumi si stanno fortemente destagionalizzando, anche se il 20% resta concentrato in due momenti: Pasqua e Natale. All'allargamento del mercato si è accompagnata l'avanzata del segmento della ricotta a peso fisso, che oggi rappresenta circa il 40% del totale mercato e che sta erodendo spazi alla ricotta a peso variabile, che copre il restante 60% del mercato italiano.
Quest'escalation delle vendite si deve a diversi fattori: l'impegno in R&S e gli investimenti delle aziende lattiero-casearie, l'attenzione dei consumatori per cibi leggeri e freschi, l'enfatizzazione del contenuto di servizio e della versatilità gastronomica di questo latticino. A favore della ricotta gioca anche il fattore prezzo: infatti è uno dei formaggi più convenienti, visto che il prezzo medio di una confezione da 250 g è di 1 euro. Il risultato di tanto impegno delle industrie lattiero-casearie si è tramutato nell'ampliamento dell'offerta della ricotta in una vasta gamma di tipologie, sapori e formati. Alla ricotta vaccina nei punti vendita della distribuzione moderna si sono affiancate quella ovina, quella caprina, quella bufalina e quella mista, e sono state create anche le versioni aromatizzate, sia dolci che salate.
Invece a livello di packaging - continua Assolatte - sono state sviluppate le confezioni monoporzione, che stanno crescendo rapidamente (+24% a volume tra 2007 e 2008) e che in 5 anni hanno raggiunto ¼ del mercato. Il formato più importante nel libero servizio resta quello da 250 g. con una quota a valore del 60%. Considerata per decenni un alimento povero e utilizzata tradizionalmente come ingrediente in sughi, torte, condimenti e paste ripiene, negli ultimi anni la ricotta è stata rivalutata anche come pietanza, perché è gustosa e leggera: 100 g di ricotta vaccina forniscono solo 146 calorie, che salgono a 157 per quella di pecora e a 212 per quella di bufala.
Ma ci sono versioni più cremose e sfiziose, che tra gli ingredienti includono anche latte o panna. Non sono infatti tanto gli ingredienti quanto la tecnica di produzione a identificare questo prodotto, che tecnicamente non può essere definito "formaggio" ma bensì "latticino", perché non viene prodotto a partire dal latte ma dal siero di latte. Come dice il nome la ricotta viene cotta due volte, dapprima quanto il latte viene scaldato per produrre il formaggio e poi durante il riscaldamento del siero che ne è derivato. Tutti i latticini prodotti in questo modo, con il siero del latte di diversi animali, possono definirsi ricotta, a prescindere dal fatto che siano freschi o stagionati. Di fatto, quindi, ogni industria lattiero-casearia ha la "sua" ricetta, che rende la ricotta unica, e che permette al consumatore di poter apprezzare sapori molto diversi, soddisfacendo ogni esigenza di utilizzo e di consumo.
Fonte: Agi
Quest'escalation delle vendite si deve a diversi fattori: l'impegno in R&S e gli investimenti delle aziende lattiero-casearie, l'attenzione dei consumatori per cibi leggeri e freschi, l'enfatizzazione del contenuto di servizio e della versatilità gastronomica di questo latticino. A favore della ricotta gioca anche il fattore prezzo: infatti è uno dei formaggi più convenienti, visto che il prezzo medio di una confezione da 250 g è di 1 euro. Il risultato di tanto impegno delle industrie lattiero-casearie si è tramutato nell'ampliamento dell'offerta della ricotta in una vasta gamma di tipologie, sapori e formati. Alla ricotta vaccina nei punti vendita della distribuzione moderna si sono affiancate quella ovina, quella caprina, quella bufalina e quella mista, e sono state create anche le versioni aromatizzate, sia dolci che salate.Invece a livello di packaging - continua Assolatte - sono state sviluppate le confezioni monoporzione, che stanno crescendo rapidamente (+24% a volume tra 2007 e 2008) e che in 5 anni hanno raggiunto ¼ del mercato. Il formato più importante nel libero servizio resta quello da 250 g. con una quota a valore del 60%. Considerata per decenni un alimento povero e utilizzata tradizionalmente come ingrediente in sughi, torte, condimenti e paste ripiene, negli ultimi anni la ricotta è stata rivalutata anche come pietanza, perché è gustosa e leggera: 100 g di ricotta vaccina forniscono solo 146 calorie, che salgono a 157 per quella di pecora e a 212 per quella di bufala.
Ma ci sono versioni più cremose e sfiziose, che tra gli ingredienti includono anche latte o panna. Non sono infatti tanto gli ingredienti quanto la tecnica di produzione a identificare questo prodotto, che tecnicamente non può essere definito "formaggio" ma bensì "latticino", perché non viene prodotto a partire dal latte ma dal siero di latte. Come dice il nome la ricotta viene cotta due volte, dapprima quanto il latte viene scaldato per produrre il formaggio e poi durante il riscaldamento del siero che ne è derivato. Tutti i latticini prodotti in questo modo, con il siero del latte di diversi animali, possono definirsi ricotta, a prescindere dal fatto che siano freschi o stagionati. Di fatto, quindi, ogni industria lattiero-casearia ha la "sua" ricetta, che rende la ricotta unica, e che permette al consumatore di poter apprezzare sapori molto diversi, soddisfacendo ogni esigenza di utilizzo e di consumo.
Fonte: Agi

