Olio, storia di un’arte antica. La Campania consacra la tradizione
Dal neolitico ai Romani, passando per i Greci. L'olivo, ancor più della vite e del grano, ha scandito la storia dei popoli gravitanti nell'area del Mediterraneo. Una tradizione che oggi si riflette nella produzione di olio Dop della Campania, quarta regione in Italia per quantità di olio prodotto
Nel V secolo a.C Tucidide, il grande storico greco, affermava che «i popoli del Mediterraneo uscirono dalla barbarie quando impararono a coltivare la vite e l'olio». Davvero l'olivo, ancor più della vite e del grano, scandisce la storia dei popoli gravitanti nell'area del Mediterraneo, dal momento che esso, molto prima di veder riconosciuta la sua importanza come indispensabile fonte di nutrimento, era considerato simbolo di pace, di trionfo, elemento di spicco in cerimonie religiose e pubbliche, medicamento dalle molteplici applicazioni.
Dal Medio Oriente al Mediterraneo: una storia millenaria
Che l'olivo abbia origini antichissime è storia: abbiamo attestazioni relative all'uso delle olive come alimento già nel neolitico, e dal 5000 a.C. ritroviamo frantoi che attestano l'intervento umano nella coltura della pianta e nella trasformazione dei frutti, prima in Medio Oriente (Siria e Palestina) e successivamente in tutto il Mediterraneo. La coltivazione dell'olivo richiede conoscenze tecniche notevoli, ed è pertanto caratteristica di popolazioni che hanno raggiunto un elevato grado di sviluppo: Babilonesi ed Egiziani, Palestinesi ed Ebrei, tenevano minuziosamente conto delle località produttrici e delle derrate olearie conservate nei magazzini dei palazzi e destinate in parte al commercio.
Numerosissime citazioni letterarie ci parlano dell'importanza dell'olivo nell'economia e in generale nella vita quotidiana della Grecia antica, e i grandi pithoi destinati a contenere l'olio e le macine in pietra narrano di una storia nella quale il lavoro dell'uomo ha sempre avuto un ruolo da protagonista. Fu grazie ai traffici fenici prima, greci poi e infine romani che l'olivo si diffuse in tutte le terre bagnate dal Mediterraneo, adattandosi così bene al clima che i limiti settentrionali ed occidentali della sua coltura vengono oggi usati per definire appunto la 'regione mediterranea”.
I Romani tentarono di diffonderne la coltivazione in tutti i paesi toccati dalla loro conquista, traendone enormi vantaggi commerciali. Sempre ai romani dobbiamo innovazioni tecniche nella costruzione delle macine per la molitura, giunte fino a noi attraverso i secoli.
Dopo la caduta dell'impero romano, nel Medioevo abbiamo attestazioni di grandi produzioni d'olio in Campania e Puglia intorno all'VIII secolo quando, grazie soprattutto al contributo dei monaci benedettini, la coltivazione dell'olio, che aveva conosciuto momenti di stasi, riprende e dopo l'anno Mille ritorna ad essere importante e redditizia. Alla dominazione angioina risale l'incremento degli impianti oleari nel meridione, che pose definitivamente le basi per una produzione la cui tradizione vede oggi la Campania occupare un posto di rilievo nel panorama nazionale.
Campania, quarta regione per produzione
Grazie ai suoli di natura vulcanica, al clima temperato favorito dalla presenza del mare, alle estati calde e poco piovose, tutte e cinque le provincie della Campania vantano uliveti e frantoi che guadagnano alla regione il quarto posto in Italia per quantità di prodotto e il sesto per superficie piantata ad olivi.
Vessillifera campana dell'olio di qualità è la provincia di Salerno, detentrice delle due Dop Colline Salernitane e Cilento. La terza area Dop campana è quella della Penisola Sorrentina, spartiacque fra i due golfi di Salerno e di Napoli, mentre in dirittura di arrivo è la Dop Irpina, qualità Ravece.
Anche la provincia di Caserta e quella di Benevento vantano produzioni eccellenti che stanno cercando di ottenere il riconoscimento Dop per l'olio, la Dop è garanzia di alta qualità, frutto di fattori peculiari sia naturali, come suolo, clima e varietà autoctone, sia umani, quali le tecniche di produzione e di trasformazione che non sono replicabili al di fuori del territorio di protezione della Dop. Il rispetto di un rigoroso disciplinare e la certificazione da parte di organismi competenti rendono l'extravergine di oliva Dop l'olio più indicato ad assicurare quelle caratteristiche nutrizionali tanto apprezzate e raccomandate dagli estimatori della dieta mediterranea, sia in ambito culinario che sanitario.
Raccolta: la 'brucatura” a mano
Il patrimonio di sapori dell'olio campano e italiano in genere arriva intatto sulle nostre tavole grazie ad un metodo di raccolta che si perpetua da millenni. La migliore raccolta, infatti, è la cosiddetta 'brucatura” a mano, che permette la raccolta di frutti integri, evitando che essi vengano a contatto col terreno, oggi validamente affiancata dalla raccolta con scuotitore meccanico. Comunque sia le olive, sane, vanno molite entro poche ore dalla raccolta, utilizzando sia il sistema tradizionale a molazze in pietra e presse idrauliche o, ancora meglio, il sistema continuo di spremitura a freddo, che consente di ottenere un olio di colore più intenso, meno acido e con una ridotta presenza di antiossidanti che ne rende più stabile la conservazione.
Sirena d'Oro
All'olio di qualità italiano è dedicato un premio nazionale, il Sirena d'Oro, che ormai da sette anni percorre un ampio e articolato itinerario lungo la penisola nell'intento di far conoscere e comunicare gli oli Dop italiani L'assegnazione dei premi Sirena d'Oro, d'Argento e di Bronzo ai tre vincitori delle tre categorie (fruttato leggero, medio e intenso) si svolge tradizionalmente nella splendida cornice di Sorrento, nella terza area campana protetta dal marchio Dop, durante il Mese dell'olio Dop in Campania. L'appuntamento è per il prossimo 14 e 15 marzo.
* Estratto da 'Quando la bontà fa salotto' di Maddalena Venuso
Pubblicato su 'l'Espresso napoletano” anno IX, n° 3 marzo 2009
Nel V secolo a.C Tucidide, il grande storico greco, affermava che «i popoli del Mediterraneo uscirono dalla barbarie quando impararono a coltivare la vite e l'olio». Davvero l'olivo, ancor più della vite e del grano, scandisce la storia dei popoli gravitanti nell'area del Mediterraneo, dal momento che esso, molto prima di veder riconosciuta la sua importanza come indispensabile fonte di nutrimento, era considerato simbolo di pace, di trionfo, elemento di spicco in cerimonie religiose e pubbliche, medicamento dalle molteplici applicazioni.
Dal Medio Oriente al Mediterraneo: una storia millenariaChe l'olivo abbia origini antichissime è storia: abbiamo attestazioni relative all'uso delle olive come alimento già nel neolitico, e dal 5000 a.C. ritroviamo frantoi che attestano l'intervento umano nella coltura della pianta e nella trasformazione dei frutti, prima in Medio Oriente (Siria e Palestina) e successivamente in tutto il Mediterraneo. La coltivazione dell'olivo richiede conoscenze tecniche notevoli, ed è pertanto caratteristica di popolazioni che hanno raggiunto un elevato grado di sviluppo: Babilonesi ed Egiziani, Palestinesi ed Ebrei, tenevano minuziosamente conto delle località produttrici e delle derrate olearie conservate nei magazzini dei palazzi e destinate in parte al commercio.
Numerosissime citazioni letterarie ci parlano dell'importanza dell'olivo nell'economia e in generale nella vita quotidiana della Grecia antica, e i grandi pithoi destinati a contenere l'olio e le macine in pietra narrano di una storia nella quale il lavoro dell'uomo ha sempre avuto un ruolo da protagonista. Fu grazie ai traffici fenici prima, greci poi e infine romani che l'olivo si diffuse in tutte le terre bagnate dal Mediterraneo, adattandosi così bene al clima che i limiti settentrionali ed occidentali della sua coltura vengono oggi usati per definire appunto la 'regione mediterranea”.
I Romani tentarono di diffonderne la coltivazione in tutti i paesi toccati dalla loro conquista, traendone enormi vantaggi commerciali. Sempre ai romani dobbiamo innovazioni tecniche nella costruzione delle macine per la molitura, giunte fino a noi attraverso i secoli.
Dopo la caduta dell'impero romano, nel Medioevo abbiamo attestazioni di grandi produzioni d'olio in Campania e Puglia intorno all'VIII secolo quando, grazie soprattutto al contributo dei monaci benedettini, la coltivazione dell'olio, che aveva conosciuto momenti di stasi, riprende e dopo l'anno Mille ritorna ad essere importante e redditizia. Alla dominazione angioina risale l'incremento degli impianti oleari nel meridione, che pose definitivamente le basi per una produzione la cui tradizione vede oggi la Campania occupare un posto di rilievo nel panorama nazionale.
Campania, quarta regione per produzione
Grazie ai suoli di natura vulcanica, al clima temperato favorito dalla presenza del mare, alle estati calde e poco piovose, tutte e cinque le provincie della Campania vantano uliveti e frantoi che guadagnano alla regione il quarto posto in Italia per quantità di prodotto e il sesto per superficie piantata ad olivi.
Vessillifera campana dell'olio di qualità è la provincia di Salerno, detentrice delle due Dop Colline Salernitane e Cilento. La terza area Dop campana è quella della Penisola Sorrentina, spartiacque fra i due golfi di Salerno e di Napoli, mentre in dirittura di arrivo è la Dop Irpina, qualità Ravece.
Anche la provincia di Caserta e quella di Benevento vantano produzioni eccellenti che stanno cercando di ottenere il riconoscimento Dop per l'olio, la Dop è garanzia di alta qualità, frutto di fattori peculiari sia naturali, come suolo, clima e varietà autoctone, sia umani, quali le tecniche di produzione e di trasformazione che non sono replicabili al di fuori del territorio di protezione della Dop. Il rispetto di un rigoroso disciplinare e la certificazione da parte di organismi competenti rendono l'extravergine di oliva Dop l'olio più indicato ad assicurare quelle caratteristiche nutrizionali tanto apprezzate e raccomandate dagli estimatori della dieta mediterranea, sia in ambito culinario che sanitario.
Raccolta: la 'brucatura” a manoIl patrimonio di sapori dell'olio campano e italiano in genere arriva intatto sulle nostre tavole grazie ad un metodo di raccolta che si perpetua da millenni. La migliore raccolta, infatti, è la cosiddetta 'brucatura” a mano, che permette la raccolta di frutti integri, evitando che essi vengano a contatto col terreno, oggi validamente affiancata dalla raccolta con scuotitore meccanico. Comunque sia le olive, sane, vanno molite entro poche ore dalla raccolta, utilizzando sia il sistema tradizionale a molazze in pietra e presse idrauliche o, ancora meglio, il sistema continuo di spremitura a freddo, che consente di ottenere un olio di colore più intenso, meno acido e con una ridotta presenza di antiossidanti che ne rende più stabile la conservazione.
Sirena d'Oro
All'olio di qualità italiano è dedicato un premio nazionale, il Sirena d'Oro, che ormai da sette anni percorre un ampio e articolato itinerario lungo la penisola nell'intento di far conoscere e comunicare gli oli Dop italiani L'assegnazione dei premi Sirena d'Oro, d'Argento e di Bronzo ai tre vincitori delle tre categorie (fruttato leggero, medio e intenso) si svolge tradizionalmente nella splendida cornice di Sorrento, nella terza area campana protetta dal marchio Dop, durante il Mese dell'olio Dop in Campania. L'appuntamento è per il prossimo 14 e 15 marzo.
* Estratto da 'Quando la bontà fa salotto' di Maddalena Venuso
Pubblicato su 'l'Espresso napoletano” anno IX, n° 3 marzo 2009

