Sanpellegrino, si aggrava la crisi. Ora si teme per la qualità
Si aggrava la crisi della Sanpellegrino (gruppo Nestlé). Il sindacato passa allo sciopero a partire dallo stabilimento di San Pellegrino Terme (Bg). Si teme che i tagli occupazionali possano mettere in discussione anche la qualità ed i controlli sull'acqua imbottigliata. 120 lavoratori in mobilità
Per ora non c'è ancora un allarme ufficiale, ma nel sindacato non ci si nasconde che, a seguito della pesante riduzione di personale nello stabilimento di San Pellegrino Terme (Bg), per l'omonima acqua minerale potrebbe aprirsi un problema di qualità e sicurezza. In attesa di eventi, al momento si svolgono due ore di sciopero per ogni turno e lunedì ci sarà un'intera giornata di astensione dal lavoro. Questa è la risposta che la Rsu e i lavoratori dello stabilimento brembano della Sanpellegrino hanno dato mattina all'azienda del gruppo Nestlè dopo la comunicazione della procedura di mobilità per 120 addetti dello stabilimento bergamasco (sui 380 lavoratori occupati) nell'ambito della procedura avviata in tutti gli stabilimenti del gruppo e che complessivamente riguarda 282 lavoratori su 1.724 addetti (oltre allo stabilimento bergamasco colpisce le sedi di Recoaro Terme, San Giorgio in Bosco e Scarperia e la direzione di Milano).
«Il gruppo Sanpellegrino ha aperto la procedura di mobilità per circa 300 lavoratori dando seguito in questo modo a quanto dichiarato dall'azienda nell'ultimo incontro di coordinamento - scrivono in un comunicato unitario i rappresentanti del coordinamento sindacale nazionale di gruppo appartenenti a Fai-Cisl, Flai-Cgi e Uil-Uil -. L'arroganza di Sanpellegrino impone un'immediata risposta le cui modalità sono state definite dallo stesso coordinamento e nei prossimi giorni le segreterie nazionali di Fai, Flai e Uila risponderanno nel merito alla procedura avviata dall'azienda».
Dal canto suo, la Sanpellegrino in una nota ha informato di aver «richiesto l'avvio immediato del confronto con le organizzazione sindacali in merito al piano di riorganizzazione aziendale» assicurando che «intende esplorare tutte le possibili soluzioni in grado di ridurre l'impatto sociale di un piano che è urgente e indispensabile per recuperare i livelle di efficienza essenziali per competere in un mercato in contrazione dei consumi».
Per quanto riguarda lo stabilimento di San Pellegrino Terme (di fatto il cuore della società della stella rossa), per l'azienda la riorganizzazione «si è resa necessaria per far fronte ad uno scenario di comparto sfavorevole, sul quale pesa l'ulteriore minaccia della decisione statunitense di imporre dazi all'importazione sulle acque minerali italiane pari al 100% del valore del prodotto. Tale ingiustificato provvedimento potrebbe determinare gravi ripercussioni sull'export negli Usa, mercato di riferimento del brand S. Pellegrino, provocando una drastica diminuzione delle vendite derivante dall'aumento dei prezzi al consumo». Un pericolo che la momento sembra però rinviato vista la proroga dell'entrata in vigore di questi dazi.
I sindacati chiedono il ritiro della procedura e l'analisi di un piano riorganizzativo che non pesi sulla componente occupazionale. «Lo sciopero di lunedì - fanno sapere da Fai, Flai e Uila bergamasche - si aggiunge alle altre iniziative di protesta previste in sede nazionale il 25 marzo (4 ore) e in sede locale il 20 marzo (4 ore)».
Precedente articolo pubblicato il 3 marzo 2009
Sanpellegrino in crisi
Taglio di 282 posti di lavoro
C'è aria di crisi alla Sanpellegrino. L'azienda, del gruppo Nestlé Waters, ha infatti annunciato un riassetto organizzativo che porterà alla riduzione del personale in tutte le unità di San Pellegrino Terme, Recoaro Terme, San Giorgio in Bosco e Scarperia, oltre alla sede centrale di Milano. Sl momento sono 282 i posti di lavoro in eccedenza. Nel quadro del riassetto organizzativo preannunciato dall'azienda a farne le spese è soprattutto lo stabilimento bergamasco di San Pellegrino Terme, con 120 esuberi.
Le motivazioni
Da un lato la flessione generalizzata dei mercati e, dall'altro, i minacciati dazi americani sull'importazione di acque minerali italiane a partire dal prossimo 23 marzo. Dazi che, di fatto, raddoppieranno il prezzo al commercio delle bottiglie rischiando di far uscire dal mercato Usa due marchi leader del settore oltre oceano, entrambi del gruppo Sanpellegrino: la stessa Sanpellegrino e l'acqua Panna. Dal canto loro, i sindacati hanno «respinto un piano riorganizzativo così pesante, che fa pagare solo ai lavoratori le difficoltà di una situazione generalizzata».
Acque minerali, un settore in difficoltà
Il settore delle acque minerali, infatti dopo 10 anni di crescita costante, nel 2008 ha registrato una perdita pari al -3%, un risultato che le prime proiezioni sul 2009 tendono a confermare. Uno scenario di mercato complicato che ha comportato uno spostamento dei consumi di acqua minerale verso prodotti di più basso prezzo a scapito dei prodotti di alta fascia, particolarmente rappresentati nel portafoglio marchi di Sanpellegrino. In aggiunta a tale fenomeno si assiste ad una campagna di attacco all'intero comparto delle acque minerali, in favore del consumo di acqua potabile, che ha, negli ultimi anni, sensibilmente danneggiato l'immagine della categoria, influenzando negativamente l'andamento dell'intero mercato italiano delle acque in bottiglia.
La stessa eccellenza italiana delle acque minerali in questo momento è minacciata da una questione che pesa ulteriormente sul comparto - la decisione statunitense di aumento dei dazi all'importazione sulle acque minerali esclusivamente provenienti dall'Italia - con gravi ripercussioni sull'export, che per Sanpellegrino, soprattutto negli Stati Uniti, rappresenta una importante quota di mercato.

