Nuovo caso di "mucca pazza" in Italia, il primo del 2008, a distanza di quasi due anni dall'ultimo episodio. Lo ha identificato il Centro di Referenza nazionale della Bse dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Torino. L'animale, un bovino di razza frisona, di 13 anni proviene da una azienda lattifera di medie dimensioni della regione Lombardia. Il nuovo caso di Bse dalle prime r ilevazioni risulta essere del tipo classico di Bse, il genere più diffuso, originato dall'utilizzo di mangimi contaminati da farine di carne ed ossa. Il numero complessivo di casi riscontrati dal sistema di sorveglianza italiano ad oggi è pari a 142.
Quest'anno sono stati effettuati 480.000 test in tutta Italia. Questo nuovo caso appare subito dopo la valutazione per rischio Bse a cui l'Italia è stata sottoposta dalla Commissione europea, per essere classificata in base alla sua attività di controllo. «Attraverso decine di Ispezioni Comunitarie, migliaia di dati analizzati, milioni di test eseguiti sui bovini, migliaia di controlli sui mangimi, migliaia di pagine di documentazione dell'attività svolta - spiega Maria  Caramelli, responsabile del Centro di Torino - siamo stati promossi a pieni voti: abbiamo in mano una certificazione ufficiale dalla quale risulta che l'Italia ha sotto controllo l'andamento della malattia e tale risultato dà al nostro Paese la possibilità di avere scambi commerciali con tutti gli altri Stati Membri di pari rischio sanitario».

CODACONS, DOPO CASO LOMBARDIA CONTROLLI A TAPPETO

La notizia di un caso di mucca pazza in Lombardia, dopo due anni di assenza di segnalazioni, desta molta preoccupazione e il Codacons teme che si sia abbassata la guardia. Per questo l'associazione di consumatori chiede "controlli a tappeto negli allevamenti" e di aumentare il numero dei controlli per la Bse. «Purtroppo quando l'attenzione di autorità e media si sposta, si riducono i controlli in altri campi. Le ragioni sono molte: scarsità di personale, scarsità di fondi. Ecco perchè la riduzione dei casi di Bse registrati sia in Italia che in Europa, e l'innalzamento dell'età dei capi contaminati, dati sicuramente positivi, temiamo abbiano indotto ad una riduzione della sorveglianza e a determinare il caso di oggi» ha dichiarato il presidente del Codacons, Marco Maria Donzelli.

CIA, NESSUN ALLARMISMO, NESSUN PERICOLO SALUTE

Il caso di Bse accertato «è isolato e subito circoscritto.La rete di vigilanza sanitaria è una valida garanzia per consumatori e allevatori». Lo sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori. Bisogna evitare allarmismi inutili e dannosi. Il caso di Bse - spiega - «accertato presso l'Istituto zooprofilattico sperimentale di Torino non deve suscitare alcuna preoccupazione per la salute pubblica. I controlli sono ferrei e funzionano. Il bovino malato proveniente da un'azienda zootecnica della Lombardia è un caso di "mucca pazza" isolato e completamente circoscritto. è stato subito individuato e ciè conferma che l'azione di controlli intrapresa all'indomani dell'allarme scattato nel 2001 è ancora molto efficace. Per tale ragione - ricorda la Cia - questo caso non deve alimentare alcun timore tra i consumatori. D'altra parte, gli stessi dati lo confermano: negli ultimi due anni, è il primo caso accertato di Bse. Sull'intero patrimonio bovino nazionale, anche grazie all'impegno degli allevatori che hanno investito molto in qualità e sicurezza alimentare, continua un'attenta e assai rigida sorveglianza sanitaria».

COLDIRETTI, SOLO 2 CASI IN ITALIA

Soltanto due dei 174 casi europei di mucca pazza sono avvenuti in Italia. Lo afferma la Coldiretti citando i dati relativi al 2007, che contano 40 casi in Spagna e 65 in Inghilterra. Il sistema di controllo delle carni italiane è sicuro, grazie soprattutto alle misure stabilite a livello comunitario come il monitoraggio di animali macellati sopra i 30 mesi, il divieto dell'uso delle farine animali nell'alimentazione del bestiame e l'eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare. La Coldiretti avverte che occorre evitare inutili allarmismi sul consumo di carne bovina, che hanno subito un calo del 3,1% nel 2007 rispetto al 2006.

Fonte AGI