Nei raffinati ristoranti parigini si servono hamburger al foie gras
Al termine di una lunga lotta l'alta cucina francese si è arresa all'hamburger americano, simbolo di tutto quello contro cui l'haute cuisine ha lottato nel corso del tempo: il francanglais, la globalizzazione e tutto quello che è fatto originariamente di scarti di manzo - tritati e ritritati per renderli commestibili - e servito ad una clientela che lo mangia con le mani accompagnato da patatine fritte e rifritte in un olio, quando non
grasso, di provenienza ignota. Tutto il contratrio della filosofia di vita francese. Eppure ha vinto lui. Quel che è peggio, ha vinto sfondando tra le classi colte, quelle abituate a bordeaux e paté o terrina d'anatra.
è per questo che da Black Calvados, vicino un tiro di schioppo dagli Champs-Elysees, lo chef lo presenta a tavola con more e quello che viene chiamato un ketchup affumicato. O che l'Altelier de Joel Robuchon lo porge con il foie gras al posto del bacon (il che lo rendo molto simile al Rossini). Yannik Alleno, che nel 2007 ha ricevuto la terza stella della Michelin, lo serve con bacon affumicato, senape, maionese e patatine. Niente di originale, ma è tutto di prima classe, compreso il pane che esce dalle mani sapienti del fornaio di Alleno, Frederic Lalos, vincitore del massimo riconoscimento di categoria 2 anni fa. Roman Corbiere, chef del Relais du Parc, a due passi dal Trocadero, lo serve alla piastra con odori di stagione, dopo averlo messo nel menu al posto della tartare di crevettes e seppia. «L'hamburger è diventato qualcosa di gastronomico», affermano gli chef. E una volta sdoganato da loro, si sono rotte le cateratte dei ristoranti di livello più popolare: nei caffè di Saint Germain de Pres, nei ritrovi a la page, nei locali con i tavolini all'aperto.
Nel 2003, quando Francia ed Usa erano divisi verticalmente dalla guerra in Iraq, gli americani gettavano nel gabinetto il rosso francese e (fu una risoluzione approvata dal Congresso) cambiarono il nome alle patatine fritte, le "french fries", per chiamarle "patriotic fries". 5 anni dopo, con la guerra in Iraq che si sta dimostrando un disastro, i francesi si vendicano con sottile e raffinata malvagità: adottano l'emblema della cucina rivale, ma lo fanno a modo loro. Cambiandone la natura, stravolgendolo, cambiandolo radicalmente. Insomma, francesizzandolo, a cominciare dalle materie prime che non hanno nulla di scadente. Anzi, sono ricercate e saporite come solo in Francia le si possono trovare. Ma c'è qualcosa in cui non è stato possibile imporre l'approccio francese all'hamburger. Spiega Hélène Samuel, consulente per una catena di ristoranti: «L'hamburger contiene in sé qualcosa di inconfessabile e attrattivo. è la quintessenza del gusto del proibito, se non del sovversivo. Lo si può mangiare con le mani, e questo fa la differenza. è il più puro gusto della regressione che ne determina il successo. Nessuno può resistervi».
Fonte: Agi
grasso, di provenienza ignota. Tutto il contratrio della filosofia di vita francese. Eppure ha vinto lui. Quel che è peggio, ha vinto sfondando tra le classi colte, quelle abituate a bordeaux e paté o terrina d'anatra.è per questo che da Black Calvados, vicino un tiro di schioppo dagli Champs-Elysees, lo chef lo presenta a tavola con more e quello che viene chiamato un ketchup affumicato. O che l'Altelier de Joel Robuchon lo porge con il foie gras al posto del bacon (il che lo rendo molto simile al Rossini). Yannik Alleno, che nel 2007 ha ricevuto la terza stella della Michelin, lo serve con bacon affumicato, senape, maionese e patatine. Niente di originale, ma è tutto di prima classe, compreso il pane che esce dalle mani sapienti del fornaio di Alleno, Frederic Lalos, vincitore del massimo riconoscimento di categoria 2 anni fa. Roman Corbiere, chef del Relais du Parc, a due passi dal Trocadero, lo serve alla piastra con odori di stagione, dopo averlo messo nel menu al posto della tartare di crevettes e seppia. «L'hamburger è diventato qualcosa di gastronomico», affermano gli chef. E una volta sdoganato da loro, si sono rotte le cateratte dei ristoranti di livello più popolare: nei caffè di Saint Germain de Pres, nei ritrovi a la page, nei locali con i tavolini all'aperto.
Nel 2003, quando Francia ed Usa erano divisi verticalmente dalla guerra in Iraq, gli americani gettavano nel gabinetto il rosso francese e (fu una risoluzione approvata dal Congresso) cambiarono il nome alle patatine fritte, le "french fries", per chiamarle "patriotic fries". 5 anni dopo, con la guerra in Iraq che si sta dimostrando un disastro, i francesi si vendicano con sottile e raffinata malvagità: adottano l'emblema della cucina rivale, ma lo fanno a modo loro. Cambiandone la natura, stravolgendolo, cambiandolo radicalmente. Insomma, francesizzandolo, a cominciare dalle materie prime che non hanno nulla di scadente. Anzi, sono ricercate e saporite come solo in Francia le si possono trovare. Ma c'è qualcosa in cui non è stato possibile imporre l'approccio francese all'hamburger. Spiega Hélène Samuel, consulente per una catena di ristoranti: «L'hamburger contiene in sé qualcosa di inconfessabile e attrattivo. è la quintessenza del gusto del proibito, se non del sovversivo. Lo si può mangiare con le mani, e questo fa la differenza. è il più puro gusto della regressione che ne determina il successo. Nessuno può resistervi».
Fonte: Agi

