«Un valore che va oltre i numeri e i dati: i marchi Dop rappresentano le eccellenze del patrimonio agroalimentare italiano. Sono un esempio dell'agricoltura di qualità dei nostri territori e contribuiscono a rendere grande il made in Italy nel mondo. Il marchio del prosciutto di San Daniele ne è un esempio. Il risultato della ricerca che attribuisce un valore di 200 milioni al marchio è un dato che conferma le qualità del prodotto». Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Luca Zaia (nella foto), intervenendo alla presentazione del Rapporto sul 'valore” del Consorzio del prosciutto di San Daniele.

 «L'intero valore del sistema agroalimentare nazionale - ha continuato Zaia - può essere stimato in 5 miliardi di euro, ed è un valore da difendere e da tutelare nel contesto dell'Unione europea, che sta facendo le bizze, pressata come è dalle lobby della globalizzazione e della mondializzazione che puntano ad avere un'agricoltura uguale da tutte le parti del globo». Per il nostro Paese «questo è inaccettabile poiché con questa decisione, per cui ieri abbiamo litigato bruscamente a Bruxelles, si potrebbero mettere in discussione la storia di territori, di identità e questo non è possibile. In Italia - ha aggiunto Zaia - i prodotti Dop-Igp sono 171 e in questo il nostro Paese è leader in Europa. Il prosciutto di San Daniele fa parte dei marchi Dop. Lo studio propone una lettura nuova e innovativa che sottolinea anche in termini economici l'importanza dei marchi Dop nel nostro Paese. è un fatto positivo per difendere il made in Italy».

 La valorizzazione della Dop "Prosciutto di San Daniele" rappresenta un unicum nel panorama valutativo italiano - è stato spiegato nel corso della presentazione dello studio - «in quanto si tratta della prima valutazione di carattere economico che viene effettuata su una Dop in Italia». La valorizzazione della Dop è stata effettuata utilizzando due criteri metodologici, giudicati i più idonei dalla prevalente dottrina e prassi professionale internazionale: «il metodo dei risultati differenziali consente di quantificare il differenziale economico che il marchio è in grado di generare sulla redditività complessiva dei produttori; il metodo del relief from royalties consente di quantificare il "risparmio di royalties", ovvero il beneficio economico che deriva della titolarità del marchio. Dall'applicazione di tali metodi, la valorizzazione della Dop è determinata in un intervallo compreso tra 184 e 207 milioni di euro».

Tale valutazione consente - prosegue la ricerca - «di apprezzare i vantaggi che l'utilizzo di un bene immateriale collettivo è in grado di generare in termini di visibilità, prestigio e redditività per tutti i produttori facenti parte del Consorzio del Prosciutto di San Daniele e non solo». Tra le diverse finalità, questa valutazione può anche:essere utilizzata come elemento di supporto per il riconoscimento e la difesa del valore della Dop, fornire indicazioni sull'avviamento latente in capo alle aziende facenti parte del Consorzio di San Daniele e suggerire elementi per la definizione di un "sistema contributivo fondato su logiche valutative". Lo studio - secondo la Ernest & Young - «può rappresentare l'incipit di un processo più scientifico e sistematico volto a quantificare la reale consistenza dei benefici economici associati all'utilizzo di una particolare Dop con conseguente valorizzazione della riconoscibilità del patrimonio gastronomico italiano nel mondo».

San Daniele, un prosciutto da 200 milioni di euro
 Quanto vale, in termini economici e di mercato il marchio di un prodotto Dop, di un'eccellenza del patrimonio agroalimentare di qualità italiano? è questo l'approccio, del tutto innovativo, che ha spinto il Consorzio del Prosciutto di San Daniele a commissionare ad Ernst & Young una ricerca sul valore economico del proprio marchio, registrato da oltre 35 anni.

I risultati dello studio presentato al ministero delle Politiche Agricole - il primo realizzato in Italia su un marchio consortile - definiscono il San Daniele in termini di visibilità, prestigio e redditività quantificando il suo valore corrente teorico, al 31 dicembre 2007, in 200 milioni di euro.
«Con questo studio volevamo dare un valore economico al nostro patrimonio storico e culturale - ci dice il presidente del Consorzio del San Daniele, Alberto Morgante - e riteniamo congruo il valore emerso che è ovviamente virtuale. Peraltro era necessario dare un punto di riferimento a quello che è l'onere di gestire un comparto alla base di questo marchio. Sono stati analizzati la capacità produttiva, le tensioni all'interno della filiera, le proiezioni future di un risultato e di conseguenza la valenza realmente economica del prodotto che abbiamo consolidato sul campo».

«Il valore del marchio non sarà utile soltanto a noi - precisa il direttore del Consorzio Mario Cichetti - lo studio apre uno scenario nuovo ed unico a livello nazionale, con possibili sviluppi nelle politiche comunitarie: potremo così far pesare nelle scelte normative tutta la qualità italiana».

Mariella Morosi