Riportiamo da Corriere.it

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Sono l'Alfa e l'Omega della dieta mediterranea. La pasta e il caffè possono rappresentare l' inizio e la fine di un pasto ma anche l' inizio e la fine di un' avventura imprenditoriale. è successo tra due marchi prestigiosi del comparto alimentare italiano: uno è Illy, il brand di qualità del caffè italiano, l' altro è Pasta Latini, una piccola realtà marchigiana (sede a Osimo) che rappresenta una nicchia d' eccellenza nel suo settore. Dopo quasi sei anni di joint venture, decidono di separarsi ed è proprio la piccola Latini a ricomprare il marchio dal gigante del caffè.

Carlo Latini«La mia amicizia con Francesco Illy risale a tanti anni fa - dice Carlo Latini - poi però nel 2002 abbiamo deciso di unire le forze anche in campo imprenditoriale e il Gruppo Illy ha rilevato il 49% della nostra azienda puntando ad effettuare un salto di qualità nel nostro che è uno dei mercati più difficili e competitivi». In effetti il Gruppo Illy da diversi anni punta a diversificare il suo core business effettuando diverse operazioni di acquisizione o fusione puntando sempre su marchi di elevato standard qualitativo magari assimilabili al proprio settore merceologico. Non a caso l' azienda triestina ha già acquisito il 40% della Agrimontana (un' azienda del settore frutta candita), la maggioranza della Dammann Frères, azienda francese che seleziona e produce the di alta gamma e siglato l' accordo per il controllo di Domori srl, azienda che produce ogni anno oltre 100 tonnellate di cioccolato di alta qualità, il cosiddetto cioccolato gourmet. Quella della Illy è una strategia di lungo termine che punta allo sviluppo nel settore dei prodotti coloniali (caffè, the, cioccolato), dei dolciari e dei prodotti complementari al caffé da parte del Gruppo. Del resto si tratta di un ritorno alle origini, visto che il business iniziale della famiglia Illy, all' inizio degli Anni ' 30, era imperniato proprio su questo tipo di prodotti, in seguito abbandonati per concentrarsi sul caffè. Diverso il discorso per quanto riguarda l' operazione che ha coinvolto la Pasta Latini.

«Il nostro - continua Carlo Latini - è stato il tentativo di unire due passioni per l' eccellenza per offrire ulteriori possibilità di crescita al nostro marchio. Purtroppo però, a volte, in campo imprenditoriale uno più uno non fa due. L' esperienza con una grande realtà come quella di Illy, però, ci ha dato un modello di struttura, soprattutto con la rete vendite, di altro spessore rispetto al passato. I nostri rapporti con i venditori erano sempre stati piuttosto informali e friendly, grazie a Illy abbiamo imparato come funziona una grande struttura di distribuzione e vendita». Poi però, circa un anno fa, a Carlo Latini è successo ciò che accade a tanti imprenditori che hanno creato la loro azienda: non sanno stare a lungo lontani dalla loro creatura. La voglia di tornare in ballo in prima persona ha portato ad avanzare una proposta di riacquisto agli Illy.

E adesso che il passaggio è alle porte l'azienda marchigiana della pasta può pensare a pianificare nuove strategie commerciali. La Latini infatti ha iniziato ad affermarsi grazie a un' antica tipologia di grano che in Italia era quasi estinta: si chiama «Senatore Cappelli» ed è un grano duro alto circa un metro e 80 centimetri (la spiga normale è alta 50 centimetri) che era stato scartato dalla produzione industriale (malgrado sia di qualità nettamente superiore) perché rende meno della metà in quintali per ettaro. «Per differenziarsi nel nostro settore bisogna puntare alla nicchia di qualità recuperando tipologie di grano ignorate dai grandi marchi: dopo il Senatore Cappelli è stata la volta del Taganrog e della pasta di farro. Prodotti utilizzati dai grandi chef dei migliori ristoranti di New York, Tokio e Pechino».

Trovato Isidoro
corriere.it

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