Consorzio del Branzi: qualità come “credo” per difendere una tradizione orobica
Tutelare il nome e la genuinità di uno dei formaggi più caratteristici del territorio montano bergamasco, migliorarne la produzione, salvaguardare il territorio e la sua forza lavoro. In ultima sede, ma non certo meno importante, difendere e tutelare il consumatore.
Queste le finalità che hanno portato alla costituzione, nel corso del 2005, del Consorzio del Branzi, composto da ben 5 aziende produttrici, ma che vanta parecchie centinaia di aziende agricole produttrici di latte.
Prodotto per tradizione in terra orobica, circa l'80% della produzione (80mila forme circa) si fregia del marchio (il restante 20% fa invece riferimento all'altra realtà del Branzi che porta il nome della Latteria Sociale e dei suoi 70 associati).
La Cooperativa agricola sociale Sant'Antonio di Vedeseta, la Casera Monaci di Almenno San Salvatore e i caseifici Paleni di Casazza, Fratelli Paleni di Gromo e Monaci di San Giovanni Bianco ne sono i diretti protagonisti. «L'idea di creare il consorzio - illustra il suo direttore Renato Rodigari - è nata dalla volontà di chiedere alla Comunità europea il riconoscimento della denominazione di origine protetta». «Il nostro scopo - ha spiegato il presidente del consorzio Claudio Paleni - è quello di dare un futuro a tutti gli allevatori che rientrano nella zona di produzione perché possano continuare a interagire sul territorio montano bergamasco, con ricadute positive su tutto il comparto». Il rigido disciplinare a cui i produttori si devono attenere prevede che la produzione avvenga all'interno del territorio e che il latte sia certificato. Tutto questo è valso alla richiesta della Dop, inoltrata nel 2007, ora in vaglio al ministero.

