Il salone dedicato alle tecnologie e ai prodotti della pesca organizzato, dal 23 al 26 febbraio, da Rimini Fiera in collaborazione con la statunitense DBC, si è aperto all'insegna delle iniziative della Regione Emilia Romagna MSE Seafood&Processing. Al padiglione B2 è stato allestito uno spazio nel quale esponevano le imprese dotate del marchio collettivo ‘Prodotto Certificato Alto Adriatico', voluto e gestito dalla Regione Emilia Romagna che ne ha in capo la concessione.  Il marchio è stato appena riconosciuto, il 15 febbraio, dal Ministero delle Risorse Agricole Alimentari e Forestali (fra poche settimane lo sarà anche a livello comunitario) e il consorzio è composto da 20 aziende regionali già pronte per la certificazione, con altre 15 candidate a farne parte. Sono tutte presenti a MSE all'interno dello spazio organizzato dalla Regione Emilia Romagna. 'Abbiamo raggiunto i risultati prefissi di un'iniziativa che avevamo annunciato qui a MSE lo scorso anno – ha detto in apertura di MSE Duccio Campagnoli, Assessore regionale alle attività produttive – a significare che questa manifestazione rappresenta il punto di riferimento dell'economia ittica adriatica. La filiera vale un miliardo di euro di fatturato e l'obiettivo è di far crescere il consumo medio di pesce che in Italia si attesta sui 21 kg”. Campagnoli ha anche sottolineato l'aumento degli approvvigionamenti dall'estero e quindi la necessità di valorizzare la produzione italiana, sia proveniente dall'attività di pesca che di acquacoltura. Nel pomeriggio spazio ad un convegno dal titolo 'Una grande filiera regionale del prodotto ittico Alto Adriatico”.
Daniele Tirelli, docente di pubblicità e consumi IULM Milano e presidente POPAI Italia, svolge la funzione di ‘esploratore' della Regione Emilia Romagna sul mercato dei prodotti ittici. 'Oggi quasi nessuno consuma il succo di melograno – ha provocatoriamente iniziato il suo intervento Tirelli – perché un prodotto acidulo e che non si presta al gusto italiano. Eppure, vi garantisco, entro tre anni saremo bombardati da tali e tante comunicazioni sulle effettive proprietà di questo prodotto, che arriveremo a consumarne abbastanza abitualmente. Ecco, se dobbiamo prepararci a consumare il succo di melograno, perché non pensare ad altre forme di consumo del prodotto ittico, quello nazionale, appetitoso e salutare? è un problema tecnico, di cura nei dettagli, ci vuole attenzione a non commettere gli errori. Bisogna studiare progetti orientati al marketing, in questo caso odierno riempire di contenuti un marchio che se manterrà le promesse dovrà superare delle difficoltà perché i consumatori nazionali sono notoriamente conservatori. Eppure la base di partenza è ottima: il 91% degli italiani mangia pesce, almeno saltuariamente; Il 70% è convinto che il prodotto italiano sia superiore a quello importato; Il livello di pericolosità del pesce è al 66% rispetto alla carne bovina, contro l'89% di quella suina e il 90% di quella del pollame. è chiaro che il pesce è un prodotto del quale potersi fidare e va enfatizzato questo valore. Infine, bisogna superare una storica ignoranza che vige nel nostro Paese, perché conosciamo poco le specificità, le varietà e le tipologie. Bisogna arrivare ad un prodotto riconosciuto nei punti di vendita di massa. Bisogna convincere i distributori, la ristorazione organizzata, a diffonderlo regolarmente.
Luciano Tona, Direttore didattico Alma Scuola Internazionale di Cucina Italiana – Colorno: 'Alma è una scuola nata di recente, con l'intento di dare valore all'italianità del cibo. Il pesce azzurro è un mangiare della piena tradizione italiana, un prodotto che ha un ruolo fondamentale nell'alimentazione tanti italiani. In passato la si definiva la cucina di campagna. Alla Scuola abbiamo allora avviato un processo formativo, coinvolgendo grandi cuochi, esaltando la qualità dei prodotti che è alla base del buon piatto. Ben venga allora la difesa di questa italianità, paradossalmente più valorizzata nel mondo che in Italia”.
Massimo Giannella, COPEGO Goro – Presidente del Consorzio Alto Adriatico: 'Il settore della pesca negli ultimi anni ha perso un terzo degli addetti, di conseguenza s'è verificato un calo imponente delle imprese di pesca. Sul fronte economico, parliamo di un -27% delle catture, -4% del fatturato. Aumentano i ricavi, evidentemente, ma l'impennata dei costi del gasolio azzera tutto, basta pensare che prima rappresentava il 18% dei costi di produzione e ora può arrivare anche al 40%. Nei prossimi anni ci sarà una ulteriore riduzione della flotta peschereccia, tante altre imprese chiuderanno. L'UE parla di calo strutturale, non di emergenza. In Emilia Romagna il calo recente della flotta è stato del 28%. In questo contesto, l'acquacoltura con prezzi e quantità costanti, qualità medio-buona, è una prospettiva per dare sostegno all'economia ittica. Siamo convinti che per valorizzare meglio il prodotto dobbiamo accorciare la filiera, che nel pescato è più lunga rispetto all'allevato. Il pesce allevato con soli due passaggi arriva direttamente al supermercato, vantando anche meno manipolazione. Un altro obiettivo che ci poniamo è quello di coinvolgere l'università per valorizzare l'alimentazione a base di pesce e gli effetti positivi sulla salute delle persone. Qualche progetto è già stato avviato in questo senso”.
Rodolfo Trippodo, Direttore Generale Cermet e l'assistente Clementina Clementi hanno in seguito presentato i passaggi che distinguono l'utilizzo e il valore aggiunto del marchio Prodotto Ittico Alto Adriatico, esprimendone i requisiti, i controlli e le prospettive.
Chiusura del convegno di Duccio Campagnoli, Assessore attività produttive, sviluppo economico, piano telematico Regione Emilia-Romagna: 'Nei convegni spesso si parla di ciò che si farà in futuro, oggi a MSE abbiamo portato la concretezza di un progetto che regione e produzione hanno voluto e insieme realizzato. Un percorso compiuto in tempi corretti, coinvolgendo gli attori protagonisti, direi un esempio di alleanza del sistema produttivo che altri settori economici dovrebbero seguire. Ora siamo al traguardo, sono nel consorzio le imprese più significative della regione, ora cercheremo il coinvolgimento del mondo della ristorazione”.
Poi Campagnoli ha dato un annuncio molto importante: 'Nei giorni scorsi il Ministro De Castro ha formalizzato la nascita del Distretto di Pesca Nord Adriatico (Emilia Romagna, Friuli e Veneto), area nella quale ora ci si potranno dare regole condivise. Uno strumento molto importante, che useremo per investire sulla protezione della risorsa e a favore dei pescatori e delle loro imprese.
Sarà anche strumento per una politica transfrontaliera. Sapete della posizione croata sull'area protetta vietata alla pesca e ci siamo subito adoperati per affrontare il problema. Il Ministro D'Alema ha proposto incontro fra le regioni per iniziare un lavoro e i segnali anche concreti sono positivi. Dalla Croazia arrivano segnali di disponibilità della ripresa del negoziato fra i due Paesi, senza nel frattempo adottare provvedimenti drastici di divieto”.
Al termine del convegno, cerimonia di consegna dei riconoscimenti alle 20 imprese che hanno concluso il loro iter di certificazione.