L'olivicoltura nel Veneto ha alternato periodi di forte sviluppo e momenti di crisi dovuti a motivi economici e climatici, ma ha vissuto una marcata ripresa dopo la prima guerra mondiale anche grazie al sostegno economico degli enti locali.
I Frantoi Veneti Redoro è l'azienda che ha ottenuto, prima e unica nel settore, la Denominazione di origine protetta per il suo olio extra vergine d'oliva veneto Valpolicella. Prende il nome dai bisnonni dell'attuale titolare, Isidoro e Regina, fondatori del primo frantoio nel 1895. Ha la sua sede principale a  Grezzana (Vr), tra le colline della Valpantera ai piedi dei monti Lessini, e altri due frantoi a Mezzana e a Bardolino. Proprio a Mezzana dal 21 al 30 novembre si è svolta la Festa dell'olio con la partecipazione, tra gli altri, del soprano Cecilia Gasdia.

L'azienda ha un fatturato di circa 5 milioni di euro e 25 addetti, compresi gli stagionali. è presente nel mercato della grande distribuzione, nell'horeca, nelle coop, nei canali Ed e Do, nella ristorazione e nei negozi specializzati. Esporta in tutta Europa, nelle Americhe e in Giappone.
Le olive utilizzate sono al cento per cento italiane, senza Ogm, e vengono raccolte a mano o per mezzo di pettini, come una volta. Consegnate in giornata al frantoio vengono attentamente selezionate e poi spremute.
La Redoro è oggi condotta dal perito agrario Daniele Salvagno che ha cercato di diversificare la produzione dell'azienda. Oltre all'olio d'oliva integrale, nostrano e biologico produce tonno, aceto, patè e specialità sott'olio come il 'Tris” (olio, rosmarino, aglio e peperoncino). L'ultima novità è rappresentata dall'”Eremo del Garda”, una linea cosmetica a base di olio e di vino. Interessante anche l'iniziativa 'Campo dei bimbi Redoro” per avvicinare i bambini e le famiglie alla cultura dell'olio.
La zona del Veronese è nota anche per la produzione di riso, il Vialone Nano. Una delle più antiche riserie, fondata nel 1650, è la Ferron di Isola della Scala (Vr), che utilizza le acque della Fossa Zenobia per azionare i suoi macchinari.

Marino Fioramonti