Il Parmigiano Reggiano è uno dei simboli del made in Italy. Il prodotto è il risultato del disciplinare di produzione rigoroso. La qualità inizia fin dalla stalla, con l'alimentazione controllata dei bovini attraverso il sistema di identificazione computerizzato di ogni singolo animale e del prodotto. Associare la tecnologia del più importante player nell'innovazione del silicio (www.intel.it) al prodotto che rappresenta l'eccellenza agroalimentare italiana nel mondo a qualcuno  potrebbe sembrare azzardato. A ben vedere il Parmigiano Reggiano stesso rappresenta una forma di tecnologia applicata escogitata dai monaci per facilitare la conservazione del latte e il suo trasporto. Non solo. La tecnologia può essere un alleato importante per aumentare l'efficienza dei processi senza stravolgere l'identità del 're dei formaggi”, peraltro - in un momento in cui sono allo studio a livello europeo nuove forme di sostegno ai prodotti di alta qualità - sottolinea Pierluigi Ferrari, assessore all'Agricoltura della Provincia di Parma - «non sono in grado di reggere la politica di mercato dei prezzi, messa in atto dalla G Dario Buccido con conseguenze gravi sugli allevatori».
«Produzione, lavoro, ricerca e innovazione». Così Dario Bucci, (nella foto) amministatore delegato di Intel Corporation Italia e Svizzera, invoca un ritorno alle virtù dell'economia reale: «il Consorzio del Parmigiano ha apprezzato i vantaggi della nostra tecnologia, dimostrando che il made in Italy può far suo il valore dell'innovazione a vantaggio del consumatore, senza per questo venir meno alla propria tradizione. Ci auguriamo che altre aziende del settore agroalimentare decidano di seguire questo esempio virtuoso».
 «La qualità del latte - afferma Giuseppe Alai, presidente del Consorzio - è la chiave del successo del nostro prodotto. Grazie ai computer portatili dotati di tecnologia di processore Intel Centrino 2 e i processori Xeon 7400 per l'elaborazione dei dati, messi a disposizione del Centro ricerche produzioni animali, i nostri tecnici hanno a disposizione tutte le informazioni in tempo reale per risolvere eventuali criticità. Questo dimostra che tradizione e tecnologie si sposano perfettamente a vantaggio di qualità e consumatori». Gianfranco Castagnaro, presidente del Caseificio sociale di Coduro, è convinto della forza di questa sinergia. «Se vogliamo dare un futuro ai nostri figli dobbiamo fare un passo avanti». Anche Fabio, maestro casaro che ha imparato l'arte dello 'spino” dalla mamma, guarda al futuro: «il casaro è il primo valutatore del latte. Questo mestiere si tramanda in famiglia, ma oggi c'è il rischio di perdere questa conoscenza. C'è bisogno di una scuola di formazione e gli enti regionali devono prendere coscienza delle esigenze del territorio». «Tutela del prodotto e qualità totale sono gli obiettivi del Consorzio (www.parmigiano-reggiano.it).
La partnership con Intel - ci spiega Igino Morini responsabile delle relazioni esterne - segna perciò solo il punto di partenza per una collaborazione che nel futuro vuole puntare sulla tecnologia per la rintracciabilità del prodotto e sulla comunicazione per far conoscere al consumatore la cultura della qualità».

Giuseppe Mariggiò


Parmigiano in cifre 
12 mesi
di stagionatura minima

16 litri di latte per 1 kg
di formaggio

445 caseifici
di produttori

3.080.604
forme prodotte

880 milioni di euro
il giro d'affari alla produzione 2006 venduta nel 2007

1.460 milioni di euro
il giro d'affari al consumo

18% il volume
delle esportazioni