Un tempo era conosciuta come la 'città delle XX miglia”: grazie alla sua particolare collocazione geografica, infatti, distava 20 miglia da Firenze e Pisa, Lucca e Siena. Oggi che la via Francigena ha perso gran parte della sua importanza, San Miniato (Pi) è più famosa per il tesoro che nasce nel suo sottosuolo, il tartufo bianco. E così che la storia, nobile e gloriosa, della cittadina ha lasciato tracce e memorabilia tutt'altro che trascurabili: l'impianto cittadino e la disposizione delle sue strade e delle sue piazze sono chiaramente medievali, ma chiese e conventi parlano di romanico e di gotico, i palazzi e le dimore storiche, invece, raccontano un Rinascimento ricco e fastoso. I fan di storia dell'arte, allora, trovano ad accoglierli la trecentesca chiesa di San Domenico (è proprio nella centralissima Piazza del Popolo) che conserva un affresco attribuito a Masolino da Panicale, e poi la Via Angelica, un passaggio sotterraneo che dalle mura collegava la città alla campagna. E chiostri dell'antico convento? Qui ha sede l'Archivio sto rico, con oltre centomila documenti dal 1200, fra cui gli statuti del Comune. Ma il 'coup de theatre” tocca a Piazza della Repubblica, scenograficamente chiusa dalla facciata concava del Seminario, che a sua volta è decorata, nella parte superiore, da affreschi e medaglioni a figure allegoriche, e traforata, nella parte inferiore, dagli sporti delle antiche botteghe. A dimostrare l'importanza e il benessere delle famiglie sanminiatesi anche in epoca rinascimentale ecco Palazzo Formichini (è oggi sede della collezione della Cassa di Risparmio, con opere griffatissime del Guercino, di Lorenzo di Bicci, di Jacopo del Sellaio) e soprattutto Palazzo Grifoni, edificato su progetti di Giuliano di Baccio d'Agnolo.
Da Piazza della Repubblica tre scalinate monumentali portano al Prato del Duomo, dove si trovano i resti della Torre di Federico (ci si riferisce all'imperatore Federico II, ovviamente, che amava a tal punto questa cittadina da voler costruire qui uno dei suoi numerosi castelli destinati ad ospitare la corte durante le frequenti battute di caccia) e del Palazzo Imperiale, il trecentesco Palazzo Vescovile e il Duomo, l'antica pieve di Santa Maria del 1100, che conserva il un raffinato prospetto romanico.
San Miniato diventa, in autunno, una delle piccole (e preziose) capitali del tartufo made in italy. Il fatto che il Tuber Magnatum Pico (tutti però lo conoscono come tartufo bianco!) sia una delle glorie sanminiatesi va da ricercare in una serie di peculiarità ambientali della zona. Prima di tutto nella qualità dei terreni, che sono costituiti da calcare, sabbia e con poca sostanza organica ma sono contemporaneamente permeabili (il che facilita il drenaggio dell'acqua piovana).

Alla particolarità geologica, però, si aggiunge quella climatica: la zona, infatti, gode di un ottimo clima, un mix di quello mediterraneo della costa e quello continentale dell'entroterra, senza grandi sbalzi di temperatura. E come se non bastasse ecco la vegetazione composta da querce, tigli, pioppi e salici che sono le piante che vivono 'in simbiosi” con il tartufo e ne consentono crescita e maturazione. è proprio grazie alla concomitanza di queste tre fortunate caratteristiche ambientali che a San Miniato nasce e si sviluppa il più pregiato dei funghi ipogei. Raro, senza dubbio, perché i 'raccolti” sono limitati nel tempo (il periodo di 'cerca” va da metà/fine settembre fino al 31 dicembre) e quindi prezioso. I motivi di pregio vanno da ricercare sicuramente nelle sue caratteristiche organolettiche: l''asso nella manica” è l'aroma: intenso, penetrante in grado di esaltare anche pietanze semplicissime: provarlo, per credere, su un normalissimo uovo al tegamino. In onore del tartufo, ogni anno, a San Miniato si tiene una Mostra Mercato, ormai alla 38a edizione, che si svolge gli ultimi tre week end del mese di novembre (quest'anno si 'parte” sabato 15). Nelle piazze e nei vicoli del borgo, la 'Toscana da mangiare” si mette in mostra: stand e bancarelle, botteghe e rivendite fanno a gara per prendere i turisti per la gola. In vendita c'è di tutto: 'lui”, per primo, ma anche oli e formaggi, salumi e carni, vini e ortaggi, in una festa di colori, profumi e sapori.

Soste golose:
Pepenero (Via IV Novembre 13, San Miniato; tel.057 1419523; www.pepenerocucina.it)
Il Cenacolo (Via Dalmazia 159/D, Loc.La Borghigiana, San Miniato, tel. 057 1409422).

Shopping:
Oltre alla bancarelle e agli stand della Mostra, nel centro di San Miniato si trovano botteghe storiche dove fare scorta di cantucci e Vin Santo (Il Cantuccio di Federigo, via Maioli); bistecche di chianina e salumi di cinta senese (Macelleria Norcineria Falaschi, via Conti 18); olio extravergine (Frantoio Sanminiatese, via Maremmana 8, La Serra), golosità tipiche toscane, dai fagioli con l'occhio alla confettura di pomodoro grinzoso(Dispensa Toscana, piazza del Popolo 30), tartufi (Gazzarrini, via Balconevisi 19 e Alessio Gemignani, via Castello 7)

Informazioni
Tel. 057142745
www.cittadisanminiato.it


Enrico Saravalle