'Azzurro come il mare”, giunto alla 3a edizione, è un viaggio del gusto tra i sapori dell'Adriatico che, a Senigallia (An) il 27-29 aprile, ha fatto scoprire i segreti e i gusti della marineria marchigiana, ma soprattutto la valorizzazione del pesce azzurro: sgombri, morgani, mazzole, alici, sarde, suri, sardoni, aguglie, lanciardi e altri non propriamente appartenenti alla famiglia del pesce azzurro come cannocchie, seppie, polpi, vongole, lumachine. Un tempo pesce 'povero”, invece ricco di sostanze benefiche per l'organismo.

 Quest'anno un po' diversa la formula rispetto alle altre edizioni, ma riuscita la validità dei 'Laboratori” gratuiti, iniziati, pensati come iniziativa di educazione al gusto e di conoscenza delle specie ittiche pescate in Adriatico. L'appuntamento alle otto al porto-canale per vedere i pescherecci appena rientrati.

E' seguita nella sede della Lega Navale la parte didattica, nel corso della quale i pescatori hanno raccontato dove, come e in quali periodi dell'anno il pesce azzurro viene pescato. Poi la 'classe”, composta da cittadini e turisti, si è spostata all'Istituto alberghiero 'Panzini”, dove gli chef-docenti Vittorio Serritelli e Massimo Bomprezzi hanno curato la parte di cucina dei Laboratori, abbinata a un'accurata selezione di vini locali.
Sabato e domenica la manifestazione si è aperta al grande pubblico nell'antica cornice del Foro Annonario, oggi sede del mercato di pesce, frutta e verdura.

Qui, alla presenza dell'assessore alle Attività Produttive del comune di Senigallia, Luigi Rebecchini, si è svolta una degustazione di alici marinate, testola al guazzetto e pesce azzurro alla griglia accompagnati da pane casereccio e da un bicchiere di Verdicchio al prezzo di 5 euro. Inutile aggiungere che le centinaia di vassoi sono andati letteralmente a ruba. Senigallia, città a forte vocazione turistica, è centro di millenaria storia marinara, ed è stata la prima colonia romana sull'Adriatico. All'epoca dei Della Rovere il suo porto divenne il centro dei commerci marittimi dell'intero Ducato di Urbino.

Marino Fioramonti