La varietà dell’olio italiano“alternativa” alla Spagna
I piccoli produttori di olio italiano cercano di difendersi dall'attacco della Spagna, che vanta una produzione di 12 milioni di quintali a fronte dei 6 milioni prodotti nel Bel Paese, nonché il controllo societario della maggior parte dei grandi oleifici italiani. Ma il punto di forza del made in Italy sta nella varietà, con circa 400 cultivar contro le 14 della Spagna. Esistono 350 tipologie di olio e la tendenza degli ultimi anni è quella di esaltare la diversità, a fronte anche della compattezza della filiera. Per il presidente Unasco, Elia Fiorillo, «nel nostro Paese, il comparto oleicolo sta attraversando una fase di cambiamento, anche in relazione alla crescente pressione esercitata, sia sul mercato interno che su quelli di esportazione, da alcuni vecchi concorrenti dell'olio italiano e da alcuni nuovi competitori, segnatamente Paesi del nord Africa. A tale difficoltà, si aggiunge l'arretratezza di molta parte dell'olivicoltura italiana, caratterizzata dalla dispersione in una gran quantità di piccoli oliveti, l'11% dei quali situati in montagna». Tra l'altro, la riduzione della disponibilità di olio 'italiano” si manifesterà in coincidenza della scelta di certificare l'origine italiana delle olive molite e dell'olio imbottigliato e in coincidenza dell'incremento della domanda di olio certificato Dop. C'è anche un altro fronte aperto, ovvero il cambiamento del ruolo delle associazioni dei produttori olivicoli. Unasco scarl, assieme alle organizzazioni di produttori oleicoli associate, ha elaborato un programma di attività nazionale i cui interventi riguardano i produttori agricoli localizzati nelle principali regioni italiane a vocazione oleicola. Le regioni interessate sono: Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia, Calabria.

