L'EMOZIONE DELLA TAZZINA
Siamo stati noi italiani a inventare la macchina espresso e il relativo metodo di estrazione di questa sostanza nervina, ma la realtà è che troppo spesso, quando andiamo in un bar, ci ritroviamo ad assaggiare un cattivo caffé e inoltre fatto male. Non parliamo poi del ristorante. Non è forse arrivata l'ora di selezionare il proprio fornitore di caffè in base alla qualità vera del caffè, ai tipi di arabica che ci sono nella miscela, al gusto che ci lascia in bocca, alla percentuale di caffeina che c'è all'interno della tazzina? E non, come succede spesso e volentieri, per i finanziamenti che il fornitore ci può concedere o le attrezzature che ci può dare in comodato, senza sapere se il caffè è buono o no? Io mi auguro che baristi e ristoratori stiano più attenti a questa valutazione. Siamo abituati a pensare che fare un caffè sia una cosa semplicissima che chiunque può fare: basta tirare una leva del macinino, premere in qualche maniera il caffè e poi la macchina fa il resto. Per fortuna non è così. Preparare un espresso è lavoro serio, difficile, richiede esperienza, preparazione e soprattutto conoscenza del prodotto. Un'operazione sbagliata, preclude il buon risultato in tazza e determina un caffè non buono o un cappuccino magari con schiuma ma non con crema di latte. Spesso questa impreparazione porta alla perdita del cliente. Se è vero che fino a ieri i nostri papà e i nostri nonni dovevano per forza imparare questo mestiere attingendo al metodo del predecessore, non sempre corretto, perché non esistevano scuole di formazione sul caffè, in questi mesi si sta assistendo ad una inversione di tendenza. Nascono occasioni per la formazione all'interno delle migliori torrefazioni, come la nostra, e gare nazionali e mondiali su chi prepara il miglior caffè e il miglior cappuccio (Campionato italiano baristi caffetteria). Con queste poche parole mi auguro di emozionare qualche barista o futuro barista che crede nell'eccellenza e forse arriveremo anche noi italiani a vincere il titolo mondiale del Wbc, ma questo lo racconto la prossima volta.

