Formaggi duri: quote di mercato Grana Padano: 50,2% Parmigiano Reggiano: 40,4% Altri: 9,4%
L'andamento del mercato e le prospettive per il 2006 sono stati al centro della 51a assemblea del Consorzio per la tutela del formaggio Grana Padano, che si è svolta a Mantova. Il Cda ha consegnato agli oltre 200 consorziati - caseifici produttori, stagionatori e ammassatori - la relazione sulle attività svolte nel 2004, letta dal presidente del Consorzio tutela Grana Padano, Nicola Cesare Baldrighi. La premessa ha affrontato subito il tema centrale dell'andamento dei consumi e dei prezzi, sia al dettaglio che all'ingrosso, di un formaggio che ha confermato la propria leadership in Italia e sui mercati esteri, vedendo però anche un forte aumento della produzione e il conseguente calo della remunerazione per i caseifici. «Ac Nielsen ci ha certificato che negli ultimi 4 anni i consumi di formaggio delle famiglie italiane sono calati del 7,5% e quelli dei formaggi duri sono calati del 9%. Ma i consumi di Grana Padano sono cresciuti dell'8,44%, facendo attestare il Grana Padano addirittura all'8,10% del totale dei formaggi consumati dagli italiani», ha detto Baldrighi. Inoltre, mentre in 4 anni i prezzi al dettaglio dei formaggi sono cresciuti del 7,63% quello del Grana Padano è salito solo del 3,34%. Questi dati a confronto confermano come il Grana Padano risulti il miglior formaggio nel rapporto qualità-prezzo. La causa principale di questa pesante flessione dei prezzi è da ricercare nei vistosi aumenti produttivi dei primi mesi del 2005, dettati dalla mancanza di valide alternative alla destinazione del latte, alla decisione di ridurre i costi unitari di produzione aumentando le quantità, nonché alla speranza di legare allo stoccaggio del latte nel Grana Padano l'avvento di scenari migliori.