2005 annata record per la produzione di olio di oliva nel nostro Paese che, secondo gli ultimi dati a disposizione, ha sfiorato le 800 mila tonnellate. Rispetto alla produzione del 2004, le rilevazioni hanno riportato un aumento del +13,5%. Il dato è emerso da una prima indagine di Unaprol su un campione di 8.000 aziende distribuite in 66 province (il più consistente numero di imprese del settore che sia mai stato posto sotto osservazione nel nostro Paese). Tra le regioni italiane, è la Puglia a guidare la classifica con 287 mila tonnellate. Seguono la Calabria con 279 mila tonnellate, la Sicilia con poco più di 73 mila tonnellate e la Campania, con una produzione poco superiore alle 38 mila tonnellate. Forte riduzione del 72,6% in Basilicata dove, dalle 16 mila e 800 tonnellate dell'anno scorso, si è passati a poco più di 4 e 600 tonnellate. In Toscana la raccolta 2004 ha fatto dimenticare il risultato catastrofico del 2003. Non ha dubbi neppure Giancarlo Giannini titolare dell'omonima azienda agricola di Vitiano (Ar): «Nelle zone dove c'è stata una buona legagione dei frutti, la produzione è raddoppiata o in alcuni casi triplicata. Sulla qualità non si discute. L'olio quest'anno è davvero eccellente». Anche in Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia a un calo della produzione (- 32,7%) ha corrisposto un notevole incremento della qualità. I produttori della sponda bresciana del lago di Garda sono concordi con le stime, ma soprattutto confermano l'ottima qualità del prodotto. Il presidente dell'Associazione interprovinciale produttori olivicoli lombardi (Aipol, che raccoglie oltre 3.000 associati e comprende la cooperativa di Limone del Garda e quella di San Felice del Benaco) Silvano Zanelli, ha dichiarato che la resa si aggira in media sui 14 Kg a quintale. Andrea Bertazzi, giovane produttore di Polpenazze (Bs), nonché consigliere della Cooperativa di San Felice, dal canto suo non si risparmia nel descrivere la qualità dell'olio (da sempre rigorosamente extravergine) nella zona del Benaco e parla di 'un olio da ricordare”. è il prezzo a creare malumori. Per tutti, da Nord a Sud è in forte calo a causa, da un lato, dell'eccesso dell'offerta e della concorrenza dei mercati esteri e dall'altro, della contrazione della spesa da parte dei consumatori (pubblici esercizi compresi), tanto che anche la grande distribuzione ha registrato una diminuzione del 9%. La situazione appare critica e per il futuro gli agricoltori non sanno proprio a quale santo votarsi. Le campagne di promozione del prodotto a livello comunitario non hanno dato i frutti sperati e anche sul fronte dell'esportazione il mercato comincia a frenare. Per qualcuno bisognerebbe tornare a mettere i contadini al centro della filiera produttiva, magari tornando ad acquistare l'olio direttamente al frantoio come si faceva una volta (anche se la legge non lo consente più). Per altri è necessario che a livello europeo si attui una politica di difesa vera dell'olio, in grado di esercitare un controllo autentico sulla qualità, a partire dalla tracciabilità. Per il momento la situazione è quella che è. Dietro una bottiglia di olio si cela spesso la trama degna di un giallo.
Giuseppe Mariggiò