ulivo biologicoL'olio extravergine per le sue caratteristiche nutritive (contiene acidi grassi simili a quelli presenti nel corpo umano e una elevata quantità di vitamine) è l'alimento principe per una corretta alimentazione. Eppure, e noi di Lombardia a Tavola lo abbiamo evidenziato più volte, intorno al concetto di extravergine è in atto una grande speculazione. Si fa presto a dire extravergine, insomma. Ma non basta. Da quando gli esperti di marketing hanno scoperto che qualsiasi alimento, purché rechi in etichetta l'aggettivo 'biologico” registra margini di vendita maggiori, si sente sempre più spesso parlare anche di olio biologico. Ma in pratica di che cosa si tratta? E che cosa determina la differenza? Tecnicamente è biologico solo l'olio ottenuto e prodotto con olive provenienti da agricoltura biologica. Ma per essere venduto con l'etichettatura consentita, deve risultare adatto all'alimentazione umana, cioè può essere solo extravergine (acidità inferiore al 1%) o vergine (acidità inferiore al 2%), privo di difetti e sapori anomali. Per questo vanno controllate tutte le attività di raccolta e conservazione delle olive, estrazione dell'olio, conservazione e confezionamento dell'olio. Per potersi fregiare del marchio con l'indicazione 'Prodotto ottenuto da agricoltura biologica” è necessario che tutti gli operatori coinvolti (olivicoltori, frantoiani, imbottigliatori e commercianti) siano assoggettati al regime di controllo di un organismo riconosciuto dallo Stato, mediante l'invio di un apposito modulo (detto notifica), alla regione e all'organismo prescelto. Tutte le operazioni compiute nella propria azienda e i movimenti di merci e materie prime utilizzate devono essere riportati su appositi registri verificabili da chiunque. Infatti, solo se il consumatore avrà chiari tutti gli sforzi che si sono dovuti sopportare per ottenere quell'olio, potrà riconoscere al produttore il giusto valore del prodotto. I maggiori controlli quindi servono non solo per evitare frodi e concorrenza sleale, ma anche per stabilire un rapporto di reciproca fiducia tra il produttore ed il consumatore. Il 'biologico” in questo modo potrebbe costituire, anche per la filiera dell'extravergine, un'opportunità per riportare nelle mani degli agricoltori l'intero sistema produttivo, sottraendolo ai cartelli delle industrie, con indubbio vantaggio per la garanzia del consumatore.